PAOLO VANDINI 

      Psicologo     

La condizione

psicologica

e relazionale del paziente laringectomizzato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimini  Ottobre  2006

  

 

 

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La condizione  psicologica e relazionale del paziente laringectomizzato

             Paolo Vandini   Psicologo

                Rimini  ottobre 2006

 

 

Il mio intervento di quest’anno prende spunto da quanto già trattato durante il convegno dello scorso anno ( vedi schema  1 )

 

Lo scorso anno, partii  dalla condizione del  paziente laringectomizzato  visto come  SOGGETTO posto al centro di una fitta rete di relazioni,  dove la famiglia, poiché  coinvolta nel quotidiano, svolge un ruolo fondamentale.

 

Il paziente, proprio perché SOGGETTO e non oggetto della nuova situazione, andrà sostenuto e rinforzato a diventare protagonista  ed affrontare la nuova condizione.

 

Le parole chiave di questa fase possiamo sintetizzarle in ATTIVO (sul piano funzionale e psicologico )  e PROCESSO, poiché si tratta di un “intervento” che necessita di fasi, di scadenze e di tempo. 

 

 

 

 

                                                            Schema 1

Schema 1   Sintesi dell’intervento nel corso per rieducatori  della  voce    Rimini settembre2005

Sostegno e rinforzo al paziente laringectomizzato

 

 

Il paziente, e qui mi riferisco non solo al paziente laringectomizzato, che, per effetto di patologie neoplastiche o di altre importanti malattie, subisce operazioni demolitive, vive, innanzitutto, tale nuova condizione come una grossa ferita narcisistica come se, oltre all’organo ed alla sua funzione, venisse a mancare anche una parte di sé.

 

A tale grossa ferita, gli individui rispondono in maniera differente, derivante dalle proprie  esperienze personali, dal proprio ambiente culturale, da condizioni economiche e lavorative, da stimoli derivanti dall’ambiente esterno ecc.

 

Il “precipitare” in tale nuova condizione può portare il paziente  a risposte immediate ed irrazionali, dettate dall’esigenza di  tenere in scacco il sintomo ansia ed angoscia e di gestire i fantasmi di tipo abbandonico, di disgregazione, di svuotamento e di annullamento del sé.

 

Con tale premessa possono essere frequenti, principalmente in un primo stadio del decorso post-operatorio, risposte  aggressive, di chiusura, di disistima, di abuso di farmaci, oppure all’opposto, sindromi depressive di varia gravità : il “ lasciarsi andare” , la mancanza di motivazione,  il tutto in una condizione di  stress generalizzato. 

 

Per il superamento di questa fase iniziale occorre, oltre ovviamente a tutti gli interventi  specifici sul piano medico-infermieristico, mettere in atto da parte dei familiari le possibili strategie di fronteggiamento ( coping )  perché il paziente sia stimolato a cooperare ( operare con ) :  buon “principio di realtà” , analisi obiettiva della situazione, pericoli e possibili rischi, possibilità ed opportunità,  contatti sul territorio,  ipotizzare - se possibile-  la ripresa lavorativa,  stimolare hobbies e interessi.

 

 

Ruolo ed importanza della  famiglia di fronte alla malattia

Per la famiglia, la malattia rappresenta un evento altamente stressante che sconvolge l’intero equilibrio familiare, per cui gli sforzi sono indirizzati, oltre al miglioramento delle condizioni cliniche del familiare,  a ricreare, contemporaneamente, un equilibrio complessivo messo in crisi dalla malattia.

La malattia determina, infatti, scompensi sintetizzabili  in :

*          La persona malata ( per lo meno nel primo periodo)  si trasforma in soggetto dipendente

*          Sconvolgimento di regole, di ritmi di vita , di relazioni amicali e parentali

*          Possibili difficoltà economiche legate alla malattia

*          Cambio dei ruoli all’interno dell’equilibrio familiare

*          Possibile perdita del ruolo sociale o professionale del soggetto

REAZIONI PSICOLOGICHE DELLA FAMIGLIA

 

Nel tentativo di ritrovare l’equilibrio messo in forse dalla malattia, la  famiglia cerca di adattarsi seguendo un processo che, a volte, arriva ad una identificazione ( pericolosa)  con il paziente stesso.

 

Non tutte le famiglie reagiscono, ovviamente, alla stessa maniera , perché diversi sono gli stili comunicativi e gli equilibri, come diversi  sono i livelli di maturità, i livelli culturali,

i livelli di consapevolezza.

 

Al di là, comunque, del tipo di famiglia, possiamo ritrovare differenti ed a volte contrapposte reazioni che vanno dallo fase di  shock  a meccanismi difensivi (ad esempio la negazione o un comportamento distaccato), a momenti rielaborativi  o ad  atteggiamenti iperprotettivi e di eccessivo coinvolgimento.

 

Tenuti in scacco i diversi sentimenti che caratterizzano questi momenti, è nella fase di accettazione che inizia il vero percorso  di ricostruzione  di un diverso  equilibrio, innanzitutto, attraverso forme di comunicazione più aperte, nuovi investimenti  relazionali, il pieno coinvolgimento del paziente nelle  scelte,  l’evitamento di situazioni triangolari e di situazioni confuse e poco chiare che determinano nel paziente forte insicurezza.

 

 

 

Ricchezza e limiti della comunicazione interpersonale

 

La radicale condizione dell'uomo è quella della intersoggettività, del vivere costantemente la situazione comunicativa in un contesto culturale.

 

Tuttavia, egli non origina la comunicazione, ma vi partecipa più come condizione di vita. Il comportamento dell'uomo non ha un suo opposto. Non esiste un qualcosa che si possa qualificare come una non-condotta : NON È POSSIBILE NON AVERE UN COMPORTAMENTO.

 

Considerando accettabile il fatto che ogni comportamento in una situazione di interazione invia informazioni, esso assume quindi valore di messaggio.  Si può affermare in definitiva che:

E’ IMPOSSIBILE NON COMUNICARE.

 

La comunicazione è indubbiamente la maggiore ricchezza dell’uomo anche se proprio la soggettività dei partecipanti, le diverse percezioni ed i differenti schemi di riferimento, i disturbi esterni ed interni che intervengono nel processo  fanno sì che  molte volte essa risulta opaca ed ambigua.

 

 Schema 2    Dinamica della Comunicazione Interpersonale ( N.b.: lo schema è parziale in quanto non riporta la parte relativa al feed back)

 

Dalla schema laterale possiamo facilmente vedere come in condizioni “normali”, la maggior parte del messaggio inviato non venga capitalizzato.

 

Nel caso del paziente laringectomizzato, la situazione risulta molto più complessa  essendo interessati i filtri percettivi, la codifica del segno ed i disturbi esterni ed interni al soggetto.

 

 

 

 

 

Analisi dei bisogni e motivazione : La piramide di Maslow

 

Affiancare il  paziente laringectomizzato è per i familiari una impresa non facile anche perché, oltre ad un obiettivo deficit della comunicazione verbale, non sempre sono chiare le emozioni, gli stati d’animo ed i bisogni che  la persona vive e forse solo parzialmente manifesta.

 

Il livello di lettura dei vari “sintomi” ed  i vari feed- back possono, nonostante il massimo impegno,  risultare estremamente  opachi ed ambigui.

 

Uno strumento di aiuto per comprendere le ragioni che stanno alla base dell’agire umano, può essere quello fornito dalla psicologo umanista Abraham Maslow  e dalla piramide dei bisogni che sta alla base della sua teoria

 

La scala dei bisogni  di Abraham Maslow  (Maslow, Verso la Psicologia dell'essere, ed. Astrolabio)  il quale ha condotto studi in molteplici aree del comportamento sociale, suppone che esista un ordine gerarchico dei bisogni individuali e sociali composta da 5 livelli.  

 

In base alla scala di Maslow, ogni bisogno di livello inferiore (prevalente) deve essere soddisfatto prima di poter passare alla considerazione del bisogno successivo, per cui esiste un criterio secondo il quale le persone tendono, da prima, a soddisfare i propri bisogni di tipo fisiologico (ad esempio mangiare, dormire, vestirsi, avere una casa, stare al caldo quando fa freddo e così via).  Quando questi bisogni non possono essere soddisfatti è chiaro che attirano tutta l'attenzione da parte dell'individuo, proprio perché egli ha l'esigenza primaria di garantirsi la sopravvivenza. 

 

Ogni volta che un bisogno di livello inferiore è soddisfatto, le persone cessano di preoccuparsi di quel bisogno e passano ad un altro di livello superiore. 

 

Nello specifico, la scala dei bisogni è così suddivisa:

 

 

 

 

 

 

1

BISOGNI FISIOLOGICI

 

Alla base della piramide si trovano i bisogni fisiologici/organici, come il mangiare, bere, dormire, coprirsi...

 

2

BISOGNI DI SICUREZZA

 

Della seconda categoria fanno parte i bisogni relativi alla sicurezza quali il bisogno di un rifugio, di tranquillità e di pace...

 

3

BISOGNI DI APPARTENENZA E DI ATTIVITÀ SOCIALE

Nella terza categoria troviamo i bisogni relativi all'appartenenza  di cui fanno parte il desiderio di avere amicizie, di far parte di un gruppo, di amare ed essere amati..

 

4

BISOGNI DI AUTOSTIMA E DI STATUS SOCIALE

Nella quarta quelli relativi alla stima di sé  quali il bisogno di avere un'immagine positiva di sé stessi ed in generale di apprezzarsi e di essere apprezzati dagli altri.

 

5

BISOGNO DI AUTOREALIZZAZIONE 

Nella quinta e ultima categoria troviamo i bisogni relativi alla realizzazione di sé stessi (self actualization),tra cui rientrano desideri quali l'aspirazione a mettere in opera le proprie capacità, esprimere la propria creatività, oltrepassare i propri limiti.

 

 

 

Maslow propone questa gerarchia, con questa idea propria dello scalare: ogni volta che un bisogno è soddisfatto le persone cessano di preoccuparsi di quel bisogno e passano ad un altro superiore: il bisogno di sentirsi sicuri è posto dall'autorevole autore in prossimità della base di questa ipotetica piramide, fra i primi che gli individui hanno l'esigenza di soddisfare.

 

Il bisogno di sicurezza è quindi un bisogno prevalente per tutte le persone, in tutti i possibili contesti  ed  è probabilmente il livello sul quale , nel nostro caso, occorre operare maggiormente, affinché il paziente possa passare a bisogni superiori

 “più motivanti”.

 

 

La prima domanda che dobbiamo porci è  :

come possiamo dare maggiore sicurezza?

 

Io  credo che siano molti i messaggi ed i segnali che possiamo inviare al paziente, partendo, innanzitutto, dal nostro agire, trovando in noi risorse, mandando a lui/lei un messaggio di forte empatia, evitando disperazione od isterismi, facendo passare una comunicazione che inequivocabilmente dica:  NON SEI SOLO, IO CI SONO.

 

 

 

Una lettura dei rapporti interpersonali

 

Se vediamo la comunicazione come un treno che, nel suo continuo ed incessante procedere, si porta dietro i vagoni che lo compongono, comprendiamo che essa nel trasmettere elementi di contenuto veicola, contemporaneamente, nostri stati d’animo,  emozioni,  frustrazioni,   proiezioni dei  nostri fantasmi e delle nostre paure.

 

L’analisi di questi  aspetti richiederebbe una ampia e specifica trattazione, anche se, possiamo iniziare a prendere coscienza, oltre che del nostro modo di comunicare, di alcuni meccanismi che stanno alla base del processo comunicativo.  Una lettura interessante dei rapporti interpersonali è quella proposta dallo psichiatra Eric Berne con la sua ANALISI TRANSAZIONALE.

 

Berne comprese che la divisione della personalità in varie par­ti sarebbe stata di fondamentale importanza per la comprensione del comportamento umano. Identificò, quindi, tre stati dell’lo e, in funzione delle loro caratteristiche, li chiamò «Genitore», «Adul­to» e «Bambino», rappresentandoli graficamente con tre cerchi sovrapposti

 

                      

 

Una più articolata analisi dei rapporti interpersonali porta, ben presto, ad un ulteriore  suddivisione dei vari stati dell’Io che vengono agiti al variare del contesto, del momento esistenziale che stiamo vivendo o dell’interlocutore  per cui abbiamo :

 

GENITORE

Lo «stato dell’Io Genitore» si caratterizza attraverso  atteggiamenti (percezioni o comportamenti) che hanno avuto origine all’esterno della persona, in particolare, dai genitori o figure analoghe :

 

Genitore normativo

(GN)

 

*    Positivo: Genitore protettivo (il capo forte e deciso, che ha dei princìpii, li fa applicare e ne assicura il controllo).

*    Negativo: Genitore persecutore (svaluta, accentra e non si fida)

Genitore affettivo

(GA)

 

*    Positivo: Genitore consigliere (il capo che rileva bisogni e motivazioni  consi­glia, aiuta, sostiene).

*    Negativo: Genitore salvatore (il capo paternalista che non sa delegare e che ha tendenza alla demagogia).

 

ADULTO

Lo «stato dell’Io Adulto» afferra l’insieme della realtà, registra  i fatti, li seleziona secondo criteri obiettivi, li confronta con quello che dicono gli altri stati dell’Io, li combina con altre informazioni e ne deduce una azione realistica adatta alla situazione, che può essere rimessa in causa secondo le nuove esperienze vissute.

 

BAMBINO

Lo «Stato dell’lo Bambino» è il luogo dei nostri palpiti, bisogni e sentimenti. È l’universo dell’affettività e dell’emozione. E questo stato dell’Io che ha registrato le esperienze della prima infanzia e le prime «prese di posizione» nei confronti di se stessi e degli altri. Si distingue:

 

Il Bambino Adattato

(BA)

*   Positivo: il Bambino Modello (fa quello che gli conviene fare per essere ben integrato e ben visto nei diversi ambienti in cui vive, ben educato, a posto).

*   Negativo 1: il Bambino Sottomesso (dipendente, troppo sottomesso, saputello, pedante).

*    Negativo 2: il Bambino Ribelle (aggressivo, autodistruttivo, ribelle disadattato, continua a regolare vecchi conti che risalgono alla sua infanzia).

Il Bambino  Libero (BL)

 

*    Positivo: Bambino spontaneo (gioisce della vita, è crea­tivo, esprime liberamente i propri sentimenti di gioia, tristezza, collera e paura, secondo le situazioni)

Nel nostro agire sono presenti tutti questi stati che rappresentano tante parti di noi, per cui, di per sé, non sono ne positivi ne negativi : abbiamo, invece, disfunzionalità quando le posizioni assunte diventano stereotipate  dando luogo a fenomeni di manipolazione e di castrazione, ( vedi ad es. la posizione  Genitore Normativo con  Bambino Adattato sottomesso  - tale situazione si ritrova a volte nel rapporto familiare- paziente ) oppure a situazioni altamente conflittuali (Genitore Normativo con Bambino Adattato Ribelle).

La condizione ottimale è rappresentata dalla relazione  Adulto-Adulto